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Trento, 13 gennaio 2011
Forte Teodosio/Tagliata del Ponale: altro esempio di incuria e degrado
del patrimonio storico della prima guerra mondiale

Interrogazione a risposta scritta presentata da Roberto Bombarda
consigliere provinciale dei Verdi e Democratici del Trentino

Lungo la strada del Ponale, che da Riva sale in Val di Ledro, si trova un eccezionale sistema fortificatorio in galleria, costituito da un dedalo di corridoi e trincee scavate direttamente sopra il lago di Garda, in posizione panoramica unica. Si tratta del forte Teodosio o Tagliata del Ponale.

Scavato nella roccia strapiombante sul lago, il complesso possiede ancora a distanza di quasi un secolo dall’inizio della Grande guerra i segni della possibile utilizzazione concreta, anche se il tempo non ha risparmiato le costruzioni superstiti dai bombardamenti: ma anche qui come in tutti i forti asburgici, il danno maggiore è stato inferto dalla furia dei recuperanti, coloro che all’indomani dell’abbandono dei forti alla fine della guerra, hanno recuperato ogni traccia di ferro dalle costruzioni belliche, cui si è sommata l’incuria e l’indifferenza in questi ultimi anni nei confronti di questi monumenti storici della Prima guerra mondiale.

Un sistema di elettrificazione autonomo assicurava energia elettrica ad ogni settore del complesso fortificato, costituito da una serie di corridoi e stretti passaggi, a volte non ancora completati ma solo abbozzati, che davano accesso ai vari locali adibiti agli usi necessari per soddisfare le esigenze del reparto di soldati austroungarici che presidiava la Tagliata.

Analizzando nel dettaglio gli elementi più significativi del complesso fortificato, partiamo da quello che troviamo sulla strada del Ponale, dove gli apprestamenti si intensificano in prossimità della seconda galleria (attualmente la terza), dove troviamo la vera e propria Tagliata del Ponale ed il forte Teodosio e, lungo l’incavo della valletta dello Sperone, dove si trova un fortino ricavato in roccia con tanto di fontana alimentata da una sorgente naturale e dal quale si dirama una lunga galleria in salita che porta a delle postazioni di controllo sulla strada e a dei collegamenti con il Defensionmauer, il muro di difesa posto sopra il ristorante Belvedere, limite estremo dove si era attestato l’esercito italiano, ben documentato dalle fotografie e dalle lettere del tenente Cipelli.

Si tratta di tutta una serie di gallerie, di fuciliere, di baraccamenti in roccia, che si snodano per circa un chilometro su cinque piani partendo dalla Gardesana occidentale, per un dislivello di circa 200 metri. Il nucleo portante dell’intera opera era alla seconda galleria della strada del Ponale, anche se lo sbarramento vero e proprio della strada con il massiccio portone di ferro con feritoie, opera messa a punto ancora nel 1860, nella prima fase era alla sesta galleria per chi sale da Riva.

Per il corpo di guardia era previsto un piccolo edificio, attualmente ancora visibile a fianco della strada ed in discreto stato, dotato di apparecchiatura ottica in collegamento con il forte Garda e la Batteria nord, posti sul Monte Brione.

Dalla galleria della strada si accede ad una serie di apprestamenti difensivi all’aperto, che all’origine erano chiamati forte Teodosio. Un’iscrizione di marmo ricorda il ritrovamento di alcune monete ed altri interessanti reperti dell’epoca dell’imperatore romano Teodosio (da qui il nome), effettuato durante i primi scavi del forte sul Ponale nel 1860.

Il forte Teodosio non era che una batteria parzialmente scoperta e armata di due cannoni in barbetta. Lo scopo evidente era quello di sbarrare la strada a chi scendeva dalla Val di Ledro: apparentemente cosa facile, in realtà impresa da affrontare molto preparati.

Il fatto che la temuta avanzata garibaldina del 1866 lungo la strada del Ponale dopo aver conquistato il forte d’Ampola, debba essere scongiurata dai colpi di cannone del forte San Nicolò posto ai piedi del Monte Brione, del forte di Nago e della flotta del Garda del capitano von Monfroni, la dice lunga sulla pericolosità di una eventuale sortita italiana lungo la Ponale.

Solo l’accanita resistenza sulla Ponale opposta soprattutto dalle quattro imbarcazioni del von Monfroni, che addirittura fa erigere degli ostacoli ed abbattere parte del parapetto della Ponale per meglio averla sotto tiro,  porta i garibaldini a preferire la via romana che passa per Concei, Trat e Campi per un’eventuale presa di Riva, cosa che poi non avverrà per la cessazione delle ostilità (alla quale si adeguò anche Garibaldi con un laconico “obbedisco”).

Ed è così che a partire dal 1900 si incomincia a progettare e poi realizzare l’intero complesso della Tagliata del Ponale, che sarà completata con la lunga scalinata verso il Lago di Garda solo nel biennio 1913-1914, quando era oramai assodata la sempre maggiore forza distruttiva delle bombe che porta a costruire forti in galleria.

Infatti la Tagliata del Ponale o Ponalsperre, si può considerare un forte di quinta generazione a prova di bomba, dato che è scavato quasi interamente in roccia.

Alla progettazione e realizzazione pratica delle opere di apprestamento fortificatorie presiede il generale del genio militare Anton Schiesser, fra i migliori esperti dell’epoca in progettazione e realizzazione di fortificazioni difensive, che già aveva progettato e realizzato opere simili sui fronti della Galizia e dell’Erzegovina.

Lo stesso Schiesser viene poi nominato, data la sua vasta esperienza in fortificazioni, comandante della piazzaforte o Festungabschnitt di Riva: il suo nome era riportato da una lapide in marmo posta sopra l’entrata dell’allora seconda galleria, probabilmente distrutta dopo l’ampliamento della stessa.

Durante la Grande guerra il transito sulla strada del Ponale era ad alto rischio, perché le batterie italiane del Monte Baldo potevano colpire agevolmente chi passava sulla strada: i militari austroungarici costruirono perciò dei mascheramenti utilizzando delle frasche ed altri materiali, che impedivano la vista.

Fino alla tagliata era stata anche costruita una piccola ferrovia (decauville) che agevolava il trasporto di munizioni e vettovaglie.

Le gallerie della Tagliata del Ponale si sviluppano per circa un chilometro su un dislivello ci circa 200 metri. Partendo dal livello più basso, troviamo:

1° livello - Si trova appena sopra la galleria della Gardesana Occidentale, ora dismessa; si tratta di un tunnel abbastanza alto e largo, dove  c’erano: l’osservatorio delle batterie, un locale dove si studiavano sulla carta le direttrici di puntamento, un locale telefono, una casamatta per il capitano, una per gli ufficiali e quella per la truppa. C’era anche una stanza di servizio della batteria, un locale dei proiettili da cannone e due stanze da cui due cannoni da 8 cm a tiro rapido sparavano in direzione del lago e di Torbole, oltre ad un locale per il riflettore. Interessante la fontanella con la data 1918. Da questo 1° piano ci si trasferisce al 2° tramite una lunga e ripida scalinata, di quasi 200 scalini, sui quali probabilmente erano poste delle rotaie per un carrello da miniera che riforniva di proiettili le due batterie in fondo.

2° livello - E’ il piano della strada del Ponale: in cima alla lunga scalinata c’è un portone che immette immediatamente nella terza galleria della Ponale. Da lì un altro portone, ora murato, porta alla cucina ed al magazzino delle vettovaglie ed ad un lungo tunnel, che porta a dei punti di avvistamento a picco sul lago.
Sulla strada del Ponale all’esterno c’è la piccola casermetta, con puntamento ottico del Forte Garda e sulla Batteria Nord del Brione.

3° livello - Di fronte ai portoni posti nella galleria della Ponale, attraversando la strada, ci si immette in una ampia galleria dove c’erano alcune casematte adibite al ricovero della truppa, una per il comandante ed un’altra per il deposito di proiettili da cannone. Alla fine del tunnel troviamo l’osservatorio per l’artiglieria munito di telefono e due postazioni per le batterie composte di due cannoni da 8 cm a tiro rapido, puntate sul Brione e sul porto di Riva.
Di un cannone rimane ancora il piastrone difensivo in metallo, salvato dalla furia dei recuperanti, esempio unico su tutto il fronte italo-austriaco.
Possiamo comprendere nel 3° livello anche le opere esterne sul piccolo promontorio dove sorgeva il forte Teodosio: alcune casematte, un osservatorio con le distanze per i puntamenti, una cisterna per l’acqua, una fuciliera a guardia della Ponale.
Si possono notare ancora tracce dei sistemi costruttivi dell’epoca: le lamiere grecate per le solette e la carta catramata come isolante.
Portandoci sempre all’interno della galleria, troviamo anche un’entrata a sinistra che porta ad un finestrone di controllo sulla strada del Ponale, ed un’entrata sulla destra. Questa immette in un lungo tunnel che corre parallelo alla strada, con delle finestre di controllo sulla stessa.
Dopo alcune curve arriva ad un fortino posto alle spalle della strada, in cui erano dislocate delle mitragliatrici puntate sulla strada, alle spalle di eventuali nemici.
4° livello e 5° livello
Da questo fortino un tunnel a spirale sale sulle rocce strapiombanti della Rocchetta, introducendo in un lungo dedalo di gallerie, stanze, postazioni per mitragliatrici e cannoncini, rifornite tramite una teleferica che parte dal 2° livello, e che terminano con una fuciliera che vigila a picco sulla strada del Ponale; sono ancora ben visibili gli scalini di cemento, costruiti con una certa perizia, non priva di un certo senso estetico.
Il tracciato militare originale prevedeva numerose scalinate in legno che furono asportate alla fine del conflitto. Attualmente per accedere al quarto livello bisogna aiutarsi con una corda, con qualche difficoltà.
Nella fuciliera e davanti agli ingressi delle gallerie sono ancora presenti dei cippi in pietra scalpellinata recanti indicazioni di carattere militare.
L’arrivo della teleferica è posizionato fronte Riva: percorrendo due tunnel di circa 30 metri, si attraversa la montagna e da numerose feritoie si controlla la strada dall’alto.

L’intero complesso fortificatorio comprendeva anche la Batteria Bellavista posta proprio all’inizio della strada a partire da Riva del Garda, a pochi metri dal Lago, e il  Defensionmauer, il muro di difesa costruito un centinaio di metri sopra le Zete del Ponale, in una zona impervia e collegato con tutto un sistema di gallerie e di caverne lungo tutta la cresta che sale verso Cima Capi e con la strada del Ponale e la Tagliata.

La Tagliata del Ponale incrocia in più punti la strada-sentiero del Ponale che collega la piana del Basso Sarca con la valle di Ledro.
Nel corso degli ultimi vent’anni si sono susseguite numerose iniziative, sia sul piano culturale che su quello istituzionale per evitare il degrado del complesso sentiero/fortificazioni del Ponale, fino alla formalizzazione del comitato “Giacomo Cis per la salvaguardia della strada del Ponale e della Tagliata del Ponale”. Il Comitato ha intensificato l’azione di sensibilizzazione organizzando a Riva del Garda, Arco ed in valle di Ledro numerose serate ed incontri con la popolazione e gli amministratori locali. Si mobilitano anche il Museo Civico e l’Associazione “Riccardo Pinter e vengono raccolte circa 10000 firme (di residenti e turisti) per sollecitare il recupero del complesso storico-viabilistico. Finalmente nel 2004 il Servizio turismo della Provincia Autonoma di Trento iscrive nell’elenco dei sentieri alpini il sentiero del Ponale “Giacomo Cis” contraddistinto dal numero D 01, ufficialmente inaugurato nel luglio 2004.
Alla fine del2005  il Servizio urbanistica e tutela paesaggio della Provincia include il sentiero nell’elenco provinciale dei beni storico-ambientali tutelati. Nel 2006 è stato inaugurato il Belvedere della Ponale e l’anno successivo realizzate opere di illuminazione.

Il complesso però richiederebbe un’opera di recupero e valorizzazione complessiva di cui al momento non si vedono ne progetti ne intenzioni. Con il rischio che il poco che rimane ancora da tutelare finisca per sparire, come è accaduto per due portoni in ferro della Tagliata, che si trovavano nella terza galleria, rimossi e sostituiti da due cancellate in seguito ad un intervento dei servizi provinciali e che andrebbero ricollocati nella loro sede.

Tutto ciò premesso, si interroga il Presidente della Provincia per sapere, anche in vista delle previste celebrazioni del centenario dell’inizio della Prima guerra mondiale,
- se esista un progetto per il recupero del complesso Forte Teodosio/Tagliata del Ponale, opera peraltro tutelata anche dal D: Lgs. 15.3.2010, n. 66, eventualmente coinvolgendo le Amministrazioni comunali e le Associazioni ed Istituzioni culturali che nel tempo, con un meritorio lavoro di sensibilizzazione ed informazione, hanno evitato la totale distruzione del manufatto;
- se si intende ricollocare al loro posto i due portoni in ferro.

 

Cons. Roberto Bombarda

     

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